Eh ragazzi, le sfortune non arrivano mai sole.
Purtroppo, anche questo leitmotiv della profezia Maya ha deluso le aspettative, ci prendono proprio tutti in giro... poveri noi.
Io dico grazie al cielo che anche questa data è passata, così la smettiamo di crearci dei problemi, possiamo uscire dal nostro rifugio anti-atomico a andare a vedere le vetrine in centro, ma mi raccomando solo guardare.
Io non so se sono fuori io (probabile) o se la maggioranza delle persone ha dei problemi.
Hanno appena trasmesso in tv un reportage sopra il mancato disastro planetare, dove si metteva in evidenza tutto il movimento generato da questo vociferato allarme e quello che hanno mostrato è preoccupante.
Qui in Brasile, nella cittadina di Alto Paraiso (citata in Brazilian Zen), non si trovava una camera nemmeno a pagarla oro già da mesi, nemmeno nei bunker costruiti per l'occasione.
Quello che però mi lascia perplesso è l'innumerevole messaggi di "ingiurie" rivolte ai Maya, che sinceramente non vedo che colpa possano avere... a me viene da dire che i rincoglioniti siamo noi.
Le ipotesi a nostro svantaggio e che ci decreterebbero una "tribù" di pirla sono molte... prima di tutto il messaggio non menzionava nessuna pioggia di meteoriti, per cui, se vi siete fatti venire il torcicollo a guardare il cielo... chi sono i pirla?
Noi, mica i Maya.
Il messaggio trovato non era nemmeno completo, per cui, vai a sapere te checc@#zo c'è scritto su quel sasso... magari è una sorta di sms arcaico, poteva essere di un uomo appena tradito dalla sua ragazza che augurava i peggiori accidenti al suo rivale in amore, cosa ci andiamo ad inventare!? Ma per favore!
Pensateci un pò... non riusciamo a leggere indizi o scritti moderni, che fanno parte del nostro attuale modo di comunicare, e vogliamo andare a interpretare dei messaggi di migliaia di anni fa, e dal messaggio poco chiaro ne tiriamo fuori una questione di estinzione della razza umana.
E poi... il controsenso, invece di offendere sti poveretti che hanno fatto una vita decisamente più dura di noi, perché non ci decretiamo fortunati visto che anche questa è scampata?
Non so, è questione di punti di vista.
Insomma, per fortuna che anche il 21 dicembre se n'è andato, così possiamo cambiare discorso e trovare altro per cui preoccuparci... e cerchiamo di non trovare un argomento positivo, sarebbe troppo noioso.
Tra vent' anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
Mark Twain
21 dicembre 2012
La fine del mondo
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17 dicembre 2012
Prof di italiano (1st round)
Queste ultime settimane ho ricevuto un sacco di domande sull'argomento "prof" e, così, ho deciso di farci un post... vedrò di essere esauriente.
Ecco alcuni punti da valutare prima di "immergersi" in questa professione.
1- Dove viviamo è richiesta la figura dell'insegnante di italiano?
Per rispondere a questo possiamo considerare:
A- Dimensioni della città in cui ci troviamo.
E' ovvio che in una città delle dimensioni di São Paulo, Rio o Belo Horizonte la figura del "teacher" è richiesta.
Sarà facile trovare delle scuole che cerchino un prof, così come dei singoli alunni che vi chiedano lezioni private.
B- Presenza o meno di università.
Università vuol dire ragazzi con i più vari interessi ed esigenze... c'è un'università? Vengono offerti corsi tipo architettura, design di moda e/o altri tipi, gastronomia, relazioni internazionali? Se è presente una buona parte di questi siete a cavallo.
2- Qual'è il nostro livello di portoghese?
E' un punto importante, perché all'inizio le maggiori difficoltà che incontreremo saranno nella spiegazione delle basi della nostra lingua, per cui, saper comunicare ed avere un buon vocabolario base è importante.
3- Abbiamo abbastanza pazienza ed entusiasmo?
La pazienza per me è stata una scoperta, perché non mi è mai piaciuto ripetere le cose, e in questo lavoro è indispensabile saper sorridere anche all'ennesima spiegazione dello stesso argomento.
L'entusiasmo è anch'esso importante, dato che l'italiano non è una lingua così facile, e chi non è abituato ad imparare una lingua straniera è più predisposto alla frustrazione del novello... in altri termini, perdiamo uno studente (che di per se è come una sconfitta) e perdiamo ovviamente delle entrate, guadagnando, di contro, una pessima pubblicità... e vi avverto... qui il passaparola va ancora molto forte!
Per cui, cercate di trasmettere energia positiva e cercate di capire dove andare ad agire affinché lo studente non si lasci abbattere.
4- Siamo in grado di riprendere in mano la nostra conoscenza della lingua?
Ok, io pensavo di essere messo bene, ma già all'inizio mi sono accorto che avevo bisogno di dedicarmi molto per ritornare su certe regole ormai dimenticate, e, credetemi, ogni giorno ne salta fuori una!
5- Come insegnare italiano?
Questo è soggettivo, ma quello che ho capito è che qui non c'è un insegnamento del portoghese così forte come in Italia dell'italiano... mi dispiace dirlo ma (almeno dove sono io) la conoscenza della lingua è un pò scarsa, per cui, sebbene questo sia un punto a nostro vantaggio, può essere ancora più difficile insegnare italiano, soprattutto a livelli più "alti". Mi capita quasi tutti i giorni, infatti, di cercare di spiegare delle parole in italiano e l'alunno non sa nemmeno l'esistenza della parola nella sua lingua.
Allo stesso tempo dobbiamo pensare che non per forza il modo in cui abbiamo imparato noi sia il "metodo" per eccellenza.
In fin dei conti quando abbiamo imparato una seconda lingua non dedicavamo tutta l'attenzione e il tempo che si dedicava al nostro amato italiano, per cui non pensate che si debba spiegare l'analisi logica punto per punto, le regole e tutte le eccezioni della grammatica.
Con il tempo si trova il giusto equilibrio e si impara ad essere essenziali, che spesso è il requisito più efficace.
6- Quali credenziali sono richieste?
Dipendendo dalla scuola dove si vuole insegnare sono richiesti o meno degli attestati di studio.
Nel mio caso, quando sono entrato nella scuola dove ancor oggi mi trovo, mi hanno fatto un mini-training, mi hanno seguito durante le prime lezioni e per un periodo venivano richiesti dei feedback agli alunni per vedere se si trovavano bene con me.
Nella mia scuola, inoltre, a completamento del semestre viene consegnato agli alunni un formulario, con tutte le valutazioni inerenti alla scuola ed al professore che hanno.
L'argomento può essere ulteriormente approfondito, ma oggi mi fermo qui, se avete domande sarò felicissimo di rispondervi... prima di andare in vacanza ovviamente, perché dopo... stacco col mondo!
Vi abbraccio!
Ecco alcuni punti da valutare prima di "immergersi" in questa professione.
1- Dove viviamo è richiesta la figura dell'insegnante di italiano?
Per rispondere a questo possiamo considerare:
A- Dimensioni della città in cui ci troviamo.
E' ovvio che in una città delle dimensioni di São Paulo, Rio o Belo Horizonte la figura del "teacher" è richiesta.
Sarà facile trovare delle scuole che cerchino un prof, così come dei singoli alunni che vi chiedano lezioni private.
B- Presenza o meno di università.
Università vuol dire ragazzi con i più vari interessi ed esigenze... c'è un'università? Vengono offerti corsi tipo architettura, design di moda e/o altri tipi, gastronomia, relazioni internazionali? Se è presente una buona parte di questi siete a cavallo.
2- Qual'è il nostro livello di portoghese?
E' un punto importante, perché all'inizio le maggiori difficoltà che incontreremo saranno nella spiegazione delle basi della nostra lingua, per cui, saper comunicare ed avere un buon vocabolario base è importante.
3- Abbiamo abbastanza pazienza ed entusiasmo?
La pazienza per me è stata una scoperta, perché non mi è mai piaciuto ripetere le cose, e in questo lavoro è indispensabile saper sorridere anche all'ennesima spiegazione dello stesso argomento.
L'entusiasmo è anch'esso importante, dato che l'italiano non è una lingua così facile, e chi non è abituato ad imparare una lingua straniera è più predisposto alla frustrazione del novello... in altri termini, perdiamo uno studente (che di per se è come una sconfitta) e perdiamo ovviamente delle entrate, guadagnando, di contro, una pessima pubblicità... e vi avverto... qui il passaparola va ancora molto forte!
Per cui, cercate di trasmettere energia positiva e cercate di capire dove andare ad agire affinché lo studente non si lasci abbattere.
4- Siamo in grado di riprendere in mano la nostra conoscenza della lingua?
Ok, io pensavo di essere messo bene, ma già all'inizio mi sono accorto che avevo bisogno di dedicarmi molto per ritornare su certe regole ormai dimenticate, e, credetemi, ogni giorno ne salta fuori una!
5- Come insegnare italiano?
Questo è soggettivo, ma quello che ho capito è che qui non c'è un insegnamento del portoghese così forte come in Italia dell'italiano... mi dispiace dirlo ma (almeno dove sono io) la conoscenza della lingua è un pò scarsa, per cui, sebbene questo sia un punto a nostro vantaggio, può essere ancora più difficile insegnare italiano, soprattutto a livelli più "alti". Mi capita quasi tutti i giorni, infatti, di cercare di spiegare delle parole in italiano e l'alunno non sa nemmeno l'esistenza della parola nella sua lingua.
Allo stesso tempo dobbiamo pensare che non per forza il modo in cui abbiamo imparato noi sia il "metodo" per eccellenza.
In fin dei conti quando abbiamo imparato una seconda lingua non dedicavamo tutta l'attenzione e il tempo che si dedicava al nostro amato italiano, per cui non pensate che si debba spiegare l'analisi logica punto per punto, le regole e tutte le eccezioni della grammatica.
Con il tempo si trova il giusto equilibrio e si impara ad essere essenziali, che spesso è il requisito più efficace.
6- Quali credenziali sono richieste?
Dipendendo dalla scuola dove si vuole insegnare sono richiesti o meno degli attestati di studio.
Nel mio caso, quando sono entrato nella scuola dove ancor oggi mi trovo, mi hanno fatto un mini-training, mi hanno seguito durante le prime lezioni e per un periodo venivano richiesti dei feedback agli alunni per vedere se si trovavano bene con me.
Nella mia scuola, inoltre, a completamento del semestre viene consegnato agli alunni un formulario, con tutte le valutazioni inerenti alla scuola ed al professore che hanno.
L'argomento può essere ulteriormente approfondito, ma oggi mi fermo qui, se avete domande sarò felicissimo di rispondervi... prima di andare in vacanza ovviamente, perché dopo... stacco col mondo!
Vi abbraccio!
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14 dicembre 2012
Una spesa... basica
Nell'immagine, uno scontrino di una spesa base, una spesa di metà settimana, mi mancavano due cavolate e sono andato al market.
Costo totale dell'operazione: circa R$ 74,00 ovvero circa € 30,00, che magari può non sembrare tanto, però in base a quello che sono gli stipendi medi vi assicuro che è una bella cifra.
Uno stipendio medio? Difficile da dire quando le differenze tra chi guadagna molto e chi guadagna poco sono così significative.
In base a quello che ho visto e passato in questi anni, posso dire che una media potrebbe essere di circa R$ 1.500,00... solo per dare un'idea.
Poi in base al prodotto i prezzi possono essere più o meno spaventosi... insomma, non pensate di venire qui con i soldi del porcellino di coccio, perché con quelli ci fate poco.
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10 dicembre 2012
Randagi overseas
Le vacanze sono alle porte, e le spiagge si stanno riempiendo di turisti e locali.
Purtroppo, se c'è qualcuno felice per le vacanze, c'è qualcun altro che lo è un pò meno, e non mi riferisco a me, che vedo la "mia" città riempirsi di gente chiassosa e spesso maleducata, ma degli animali che vedo per strada, tantissimi randagi persi per le strade e le spiagge limitrofi.
Ieri abbiamo portato a casa un esserino minuscolo, una specie di Pinscher, che stiamo cercando di "appioppare" ai miei suoceri... vediamo se riusciamo a convertire le mille preoccupazioni in una vera passione per questa povera creatura.
I canili locali sono al collasso, un'amica mi diceva ieri che in uno spazio ridicolo sono alloggiati oltre 700 cani, la maggioranza dei quali non avrà un futuro molto roseo, soprattutto i meticci, e se non sono nemmeno troppo giovani poi...
Anche qui, come in tanti altri posti, il cane dev'essere di marca e un valore estetico aggiunto al padrone, per cui... il palestrato tenderà a comprarsi un cane di stazza imponente e la figh#tta (come si dice qua "patricinha") al contrario un cane minuscolo da riempire di brillantini e vestitini all'ultima moda.
06 dicembre 2012
Obrigado Oscar
Un altro genio se n'è andato.
Oscar Niemeyer è stata la persona pubblica più importante di questo Brasile, il lato positivo, curioso e geniale di questa incredibile nazione.
Persona completa, umile e brillante, creatore di innumerevoli opere che includevano architettura, arte e umanità.
La sua vita è stata un lungo passaggio, un percorso durato 104 anni... per cui non possiamo piangerci addosso e ripeterci che "i migliori se ne vanno sempre per primi", lui ha smentito anche questo detto.
Sono molte le opere fantastiche, criticate e ammirate in tutto il mondo... ce ne sono tantissime meno conosciute e altrettanto grandiose, come la sede del partito comunista francese, una costruzione bellissima, e ci sono anche diverse opere in Italia, come la sede della Mondadori a Segrate, o il più recente auditorium di Ravello.
La notizia della sua morte era già pronta da tempo, negli ultimi mesi erano già state varie le volte che sui social network si leggeva della sua scomparsa, sembrava esserci un nutrito gruppo di avvoltoi pronti ad esibire le loro creazioni audio-visuali sul noto architetto, ricche di testimonianze cariche di pathos.
Ma d'altra parte questo... non fa più notizia.
Persone come Niemeyer meritano tutto il nostro rispetto ed ammirazione, il loro passaggio può essere un profondo insegnamento per tutti gli altri uomini, auguriamoci che ne nascano altri e che ci meraviglino come ha fatto il grande Niemeyer.
03 dicembre 2012
Ricchi e Poveri
Il biglietto da visita del Brasile è ancora in via di definizione, c'è chi pensa al Carnevale, alle splendide donne, al calcio, ai travestiti, alle favelas, alle spiagge, al samba, al boom economico... ognuno ha una sua visione del Brasile che non conosce, e il più delle volte è distorta, perché inconsapevole.
Io non ho un' immagine di questo paese che ne resuma rapidamente una caratteristica preponderante, probabilmente perché non sono più allo stadio iniziale di emigrante, e non ho più bisogno di darmi delle risposte a delle domande di poca importanza.
Una cosa che so è che le persone sono molto diverse tra loro, ed io ho le mie preferenze, che si chiamano persone umili.
BC sarà anche un mondo a sé stante, si dice di tutto di questa città, nel bene e nel male, ma io non posso fare paragoni con altre città brasiliane non avendo mai vissuto in altri luoghi, però dopo avere girato da timido turista posso dire che più il tempo passa e meno mi piacciono le classi "alte" della società locale, troppo false, opportuniste e prive di buon gusto al contrario di quanto loro stessi credono.
Lavorando in una scuola, poi, vedo di tutto: dai ragazzi "facili" a quelli "difficili", dai genitori responsabili a quelli più "fanatici" e fuori dal mondo, dalle persone stracolme di soldi a quelle che si fanno un c#lo così per sopravvivere... è ovvio che mi viene da pensare alle nostre difficoltà, di cittadini medi europei, abbiamo ancora molti buoni motivi per sorridere, persino in un periodo così difficile.
Qualche giorno fa c'è stata la consegna dei diplomi per gli studenti in conclusione di corso, è stata una cerimonia molto bella, carica di emozione, e diretta ad ognuno dei ragazzi, è stata proprio una bella serata.
Il giorno dopo, ancora sulle ali dell'entusiasmo e un pò intontiti dallo spumante, è stato davvero bello vedere i frutti di quelle ore vissute insieme a certe persone che avevano partecipato alla cerimonia, c'era un coinvolgimento diverso, più umano, soprattutto con le persone più "accessibili", quelli con cui puoi comunque scherzare di tutto ad ogni ora del giorno.
Una di queste persone mi ha veramente incantato con la storia della sua vita, che è la vita di tantissimi brasiliani, fatta di difficoltà reali, a noi spesso sconosciute.
Lei ha avuto due figli quando era ancora adolescente, e il marito non l'ha aiutata granché sin dall'inizio, per poi lasciarla sola per andarsene con un' altra donna.
La storia in sé non è diversa da tante altre già sentite, ma quello che mi affascina è l'orgoglio della vittoria che queste persone provano ogni giorno agli altri e a loro stessi, una forza che vedo in poche persone che conosco, me per primo.
Ci sono persone che possono veramente darci molto, soprattutto quando pensiamo che non abbiano nulla di ché di interessante.
Anche per questo non mi pentirò mai della mia scelta di allontanarmi dal "giardino di casa".
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27 novembre 2012
Brasile e Italia, questione di naso
Checché se ne dica, sono mille i motivi che mi rendono orgoglioso del mio paese, anche se ammetto che la maggior parte di questi sono legati ad un passato.
Ci sono comunque, ancor oggi, alcuni popoli che hanno una visione molto positiva del nostro stivale, tra i quali c'è proprio il popolo brasiliano.
Il brasileiro "medio" del sud, e se volete dico anche di Santa Catarina per non allargarmi troppo, è molto incuriosito ed affascinato dal "mondo" Italia, per tutto quello che ha sempre sentito dire dai media e, ancor più, dai parenti emigrati in queste terre.
Chiedete a qualsiasi persona incontrata per strada da queste parti: "cosa sai dell'Italia?" e loro, dopo la classica parolaccia o addirittura una bestemmia immemorabile (ereditata dai cari vecchi nonnetti), vi diranno cose per lo più belle del nostro paese, e a mio avviso non sono così lontani dall' avere ragione, anzi, se togliamo l'immondizia insediatasi ormai da sempre nella nostra società, troviamo innumerevoli cose positive che appartengono al nostro territorio.
La scuola è poi un luogo fantastico dove impararne sempre una nuova, i miei alunni, infatti, sono fantastici.
Mi danno sempre mille spunti per riflettere sul nostro modo di essere, ovviamente ci sono mille luoghi comuni, come dappertutto, ma ci sono anche delle osservazioni anche semplici che mi lasciano curioso tipo: "perché gli italiani hanno il naso grande?"... all'inizio dicevo "ma che minc#@a dici!?"... poi ci penso bene e, a parte qualche nasino da figh#tta, non possiamo negare che abbiamo tutti una certa importanza "nasale" (me incluso).
Allora mi chiedo, ma se molti di "questi qua" sono discendenti italici, come mai hanno quasi tutti un nasino da figh#tta!? Perché a parte qualche raro caso di gigantismo nasale e quella percentuale medio-bassa di nasi rifatti, sia uomini che donne hanno dei nasi per noi "ridicoli"... sarà mai che il mix culturale smussa gli angoli!?
Se fosse così dovrei dirlo ai miei amici reggiani (scusate, questa la capiamo in pochi).
Tralasciando il fattore estetico, il brasiliano medio è molto simile all'italiano medio, gran voglia di comunicare, di stare in compagnia, lasciare tutto per dopo, e molto simile anche nei modi di fare il furbo, persino nell'essere tamarro... assisto quotidianamente a delle situazioni che spesso dico... "noooooo, che tamarro!!!" poi ci penso un secondo e mi rendo conto che è come se fossi ancora in Italia.
Ci sono ancora tanti lati diversi che ci contraddistinguono, certi caratteri brasiliani dai quali potremmo imparare e quelli dove, invece ,possiamo dire la nostra... ma la differenza è quello che ci rende perfetti, unici, oggigiorno di cloni se ne vedono anche troppi.
Se volete godervi una delle tante meraviglie d'Italia, guardatevi questo bellissimo video su Matera:
Ci sono comunque, ancor oggi, alcuni popoli che hanno una visione molto positiva del nostro stivale, tra i quali c'è proprio il popolo brasiliano.
Il brasileiro "medio" del sud, e se volete dico anche di Santa Catarina per non allargarmi troppo, è molto incuriosito ed affascinato dal "mondo" Italia, per tutto quello che ha sempre sentito dire dai media e, ancor più, dai parenti emigrati in queste terre.
Chiedete a qualsiasi persona incontrata per strada da queste parti: "cosa sai dell'Italia?" e loro, dopo la classica parolaccia o addirittura una bestemmia immemorabile (ereditata dai cari vecchi nonnetti), vi diranno cose per lo più belle del nostro paese, e a mio avviso non sono così lontani dall' avere ragione, anzi, se togliamo l'immondizia insediatasi ormai da sempre nella nostra società, troviamo innumerevoli cose positive che appartengono al nostro territorio.
La scuola è poi un luogo fantastico dove impararne sempre una nuova, i miei alunni, infatti, sono fantastici.
Mi danno sempre mille spunti per riflettere sul nostro modo di essere, ovviamente ci sono mille luoghi comuni, come dappertutto, ma ci sono anche delle osservazioni anche semplici che mi lasciano curioso tipo: "perché gli italiani hanno il naso grande?"... all'inizio dicevo "ma che minc#@a dici!?"... poi ci penso bene e, a parte qualche nasino da figh#tta, non possiamo negare che abbiamo tutti una certa importanza "nasale" (me incluso).
Allora mi chiedo, ma se molti di "questi qua" sono discendenti italici, come mai hanno quasi tutti un nasino da figh#tta!? Perché a parte qualche raro caso di gigantismo nasale e quella percentuale medio-bassa di nasi rifatti, sia uomini che donne hanno dei nasi per noi "ridicoli"... sarà mai che il mix culturale smussa gli angoli!?
Se fosse così dovrei dirlo ai miei amici reggiani (scusate, questa la capiamo in pochi).
Tralasciando il fattore estetico, il brasiliano medio è molto simile all'italiano medio, gran voglia di comunicare, di stare in compagnia, lasciare tutto per dopo, e molto simile anche nei modi di fare il furbo, persino nell'essere tamarro... assisto quotidianamente a delle situazioni che spesso dico... "noooooo, che tamarro!!!" poi ci penso un secondo e mi rendo conto che è come se fossi ancora in Italia.
Ci sono ancora tanti lati diversi che ci contraddistinguono, certi caratteri brasiliani dai quali potremmo imparare e quelli dove, invece ,possiamo dire la nostra... ma la differenza è quello che ci rende perfetti, unici, oggigiorno di cloni se ne vedono anche troppi.
Se volete godervi una delle tante meraviglie d'Italia, guardatevi questo bellissimo video su Matera:
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12 novembre 2012
Appesi ad un filo
Non posso comunque fare a meno di provare ad entrare negli "schemi" del paese che mi ospita, capire di più di politica, di economia, oltre che del popolo, e di tutto ciò che mi accade attorno, accendo il computer, leggo (almeno) le prime pagine dei giornali online, arrivo a scuola 5 minuti prima per leggere i titoli dei quotidiani locali.
Vivendo in un paese che vive molti problemi analoghi a quelli italiani, spesso, quando leggo notizie di corruzione o problemi burocratici, mi limito ai grandi titoli e non vado oltre, sono troppo abituato a questo tipo di notizie.
E' difficile per me accettare quanto stia succedendo al nostro paese, e il fatto di essere qui non mi fa sentire meglio, anzi, spesso è peggio sentire che la barca affonda senza che tu non possa fare niente, è molto frustrante.
Ho scritto diverse volte che non sopporto il modo di fare italiano, in merito alle lamentele e al pessimismo cronico, ma non dico questo perché non credo che ci siano dei buoni motivi per esserlo, soprattutto oggigiorno, ma più che altro perché credo di sentire sempre gli stessi discorsi dalla metà degli anni novanta... così come da quando ho cominciato a lavorare... sempre la stessa frase: "c'è la crisi!".
Non starò a dire cosa penso del governo perché non direi nulla di nuovo da quello che pensano in molti, anche se a dire il vero, vivendo qua, non mi fido molto di quello che leggo e non mi sento in grado di giudicare l'operato di questi ultimi "grandi" tecnici.
Quello che sento sono gli amici, la famiglia, le persone che viaggiano da quelle parti, insieme a quello che ho visto io negli ultimi anni vissuti in Italia... e tutto ciò mi porta ad un' ovvia visione negativa, e, soprattutto ad una rabbia incommensurabile, contro una classe di dirigenti raccapricciante ed ignorante, che non rappresenta per niente il paese che sta conducendo (o forse solo la sua storia).
Non voglio fare politica, è una delle cose che insieme al calcio mi ero promesso di non fare entrare in questo blog, ma quando penso all'Italia (e soprattutto in questo periodo) sento molta paura, non riesco a vedere un'uscita.
L'Italia sta cercando di non affogare nel bagno di me##a che si è preparata negli ultimi 20-25 anni, grazie a tutta questa banda di poveretti che da decenni decide con aria saccente il nostro destino, senza mai rispondere alle domande della gente comune.
Ed oggi siamo messi così, le persone si impiccano o si danno fuoco, le aziende chiudono una dopo l'altra, e noi pensiamo che attraverso nuove restrizioni riusciamo a rimettere in sesto questo stivale bucato con un aspetto ormai del tutto fuori moda.
Abbiamo bisogno di dare una regolata a questo sistema, è vero che troppa gente si fa i fatti suoi a spese di chi invece è diligente, ma non possiamo pensare che l'unica soluzione popolare da prendere in considerazione sia di stampo matematico, noi non viviamo di soli numeri, ci dimentichiamo troppo spesso che le persone sono strettamente legate al pianeta terra e non solo al pianeta denaro... le persone necessitano di un sorriso, di un contatto umano, di comprensione, e dovrebbero essere considerate anche delle soluzioni atte a migliorare la salute e la tranquillità per un paese più sicuro... non possiamo accettare la paura di uscire di casa, o addirittura che nemmeno questa sia più sicura... non possiamo permettere che orde di persone (il più delle volte più ricca di noi) ci vengano in casa e ci fot##no anche quell' ultimo appiglio che abbiamo nella vita.
Io capisco un paese come il Brasile dove ci sono dei poveracci che non hanno avuto nulla dalla vita, che ti assaltano per potersi comprare qualcosa da mangiare, ma non posso accettare che della gente venuta da chissà dove e con i soldi in tasca faccia il suo volere in questo modo... e non possiamo difenderci perché il valore di un lazzarone è più alto di un onesto cittadino.
Me lo sento ripetere sempre più spesso, siamo vicini all'esplosione di una "grande bomba", e oggi come oggi non so più se sia giusta o sbagliata questo tipo di reazione... ma non dico altro, non so se veramente ci sia ancora una libertà di espressione.
In fondo... basterebbe un pò più di umanità, chi è disperato non sente solo la mancanza del posto di lavoro, sente la tensione attorno a se, il fatto di non avere nessuno che lo ascolti... il nervosismo ci sta completamente corrodendo... entriamo in ascensore infastiditi perché non abbiamo voglia di salutare il vicino, ci troviamo in macchina al semaforo volendo fare a pezzi chi ci ostacola nel tornare a casa per cena... facciamo la collezione di amici su facebook, tutti ci fanno gli auguri, ci sentiamo popolari per 5 minuti, ma quasi nessuno si presenta a farci gli auguri di persona, è già un miracolo se qualcuno ci telefona.
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29 ottobre 2012
Mestruazioni gastronomiche
Sono passati più di due anni e man mano che il tempo passa non ci si sente più così lontani come all'inizio, la nostra volontà, il paesaggio e la gente ti aiutano nell'integrazione.
Le cose a cui si è abituati, ovviamente quelle positive, continuano a mancare più o meno tutte, e spesso capita di ripensare al proprio paese vedendone gli aspetti positivi e molto meno quelli negativi.
Il primo anno vissuto qui è stato non privo di difficoltà sotto vari aspetti, in primis per degli ovvi motivi di adattamento al luogo e al pensare comune, poi anche per un infortunio avuto durante un'amichevole (disputata come una finale di coppa del mondo) che mi ha tenuto fermo da ogni genere di attività fisica a me gradita (pinacolo a parte), e così una volta ristabilito, ho deciso di ricominciare da zero e di rimettere in sesto la mia alimentazione.
Da un anno e mezzo ho cambiato il mio modo di alimentarmi, mangiando dalle 5 alle 6 volte al giorno, porzioni normali, cercando di non esagerare con i cibi inutili e immettendo un'equilibrata varietà di nutrienti.
Devo dire che funziona, mi sento molto meglio sia fisicamente che emozionalmente.
Tutto questo mangiare però ha i suoi ostacoli, perché, se è vero che mi impegno a variare la dieta, alla lunga comunque i cibi sono sempre quelli, se poi ci metti che non sono più in Italia (non me ne vogliano i lettori stranieri) non c'è niente da fare... la ricerca si fa ardua.
L'altro giorno, per esempio, preso da un attacco pesante di mestruo, dopo molte ore di lezione e stanco morto, pensavo a quanto mi stava sulle balle questo paese, privo di cultura del cibo (che non è vero), ed imprecavo pensando a tutte quelle cose meravigliose che fino a soli due anni fa potevo mangiare, senza preoccuparmi troppo del prezzo, con tutta quella scelta e varietà di buonissimo livello qualitativo.
Eh, questo anche a mente fredda, devo dire che è un problema che molti italiani devono affrontare una volta fuori casa, soprattutto se sono esigenti (io casco in questa categoria) anche dal punto di vista qualitativo del cibo.
Per fortuna, la frequenza del mio mestruo gastronomico è molto differente da quello comune femminile, ma per fortuna con l'abitudine diminuisce... mi spiego... passata la fase che ti va bene tutto perché sei nuovo del posto, inizi a studiare i supermercati, guardi cosa offrono, ovviamente guardi i prezzi e cominci a farti la tua esperienza sui nuovi prodotti del posto... e il mestruo comincia.
Dicevo... la frequenza... se all'inizio era un ciclo ogni spesa, adesso che non ci voglio più pensare è diminuito drasticamente.
A seguire, una mia critica esplicita ai supermercati di Balneario Camboriù (morta#ci loro!):
Punto 1 - Qualità
E' la nota più dolente, praticamente impossibile da far capire a chi non ha idea di cosa si tratti... i prodotti venduti nei mercati comuni sono per il 95% distribuiti dalle grandi aziende locali e multinazionali, molti dei quali sono delle marche più eticamente scorrette sul mercato.
Entri in un supermercato e noti un'infinità di prodotti che, pur essendo di marche diverse, sono tutti uguali, nessuna differenza l'uno dall'altro.
Le uniche gioie si possono avere nel reparto frutta, che, comunque, non soddisfano le aspettative, visto il paese così ricco di diversità in questo senso.
Punto 2 - Varietà
Come dicevo, entri nel corridoio degli inscatolati, e, per esempio, trovi 3 tipi di legumi e cereali, diciamo: fagioli, piselli e mais, basta... sono praticamente tutti dello stesso tipo, dimensione e stoccaggio... uno scaffale di 8-10 metri con solo questa fornitura.
Ma c#zzo, dico io, possibile che la gente non abbia voglia di mangiare altro!?
Punto 3 - Prezzi
Se qualcun altro mi viene a dire che la vita in Europa è cara gli taglio la lingua, e per fortuna molte persone stanno conoscendo di più l'estero e stanno capendo che esiste un'altra situazione... la vita è cara dal momento che tu guadagni con una moneta che non vale quasi una cippa e la porti in un paese con una moneta più cara, non ci vuole un genio.
Per cui dicevamo dei prezzi... se ci si limita a mangiare il classico arroz e feijão e poco altro va tutto bene, anche molti tipi di frutta hanno dei prezzi ragionevoli, il problema nasce dal momento in cui si vuol mangiare una carne di qualità superiore, dei buoni formaggi, degli affettati per non parlare del prosciutto o di bere un buon vino (anche se in questo caso le cose stanno cambiando).
Possiamo parlare della variazione dei costi dei prodotti quasi quotidiana, un giorno pago X per un litro di latte ed il giorno dopo lo pago il 25% in più.
Questo solo per quel che riguarda il cibo, non gli altri prodotti... perché i costi per delle semplici pile stilo o delle lamette per farsi la barba (p#rca pu##ana a pensarci mi torna il mestruo!!!) sono ridicoli.
Tutto ciò succede dove vivo io, non parlo di altri posti perché non li conosco, ma qui, questo è il prezzo da pagare quando si hanno altre abitudini gastronomiche.
Non penso che il Brasile non abbia cultura del cibo, ci sono molti piatti molto diversi tra loro e di alto livello. Perciò il problema (secondo me) è più evidente dove mi trovo io, o forse in altre zone remote del Brasile (dove immagino possa essere peggio).
Ad ogni modo il mio è sempre e solo un punto di vista, condivisibile o meno.
Le cose a cui si è abituati, ovviamente quelle positive, continuano a mancare più o meno tutte, e spesso capita di ripensare al proprio paese vedendone gli aspetti positivi e molto meno quelli negativi.
Il primo anno vissuto qui è stato non privo di difficoltà sotto vari aspetti, in primis per degli ovvi motivi di adattamento al luogo e al pensare comune, poi anche per un infortunio avuto durante un'amichevole (disputata come una finale di coppa del mondo) che mi ha tenuto fermo da ogni genere di attività fisica a me gradita (pinacolo a parte), e così una volta ristabilito, ho deciso di ricominciare da zero e di rimettere in sesto la mia alimentazione.
Da un anno e mezzo ho cambiato il mio modo di alimentarmi, mangiando dalle 5 alle 6 volte al giorno, porzioni normali, cercando di non esagerare con i cibi inutili e immettendo un'equilibrata varietà di nutrienti.
Devo dire che funziona, mi sento molto meglio sia fisicamente che emozionalmente.
Tutto questo mangiare però ha i suoi ostacoli, perché, se è vero che mi impegno a variare la dieta, alla lunga comunque i cibi sono sempre quelli, se poi ci metti che non sono più in Italia (non me ne vogliano i lettori stranieri) non c'è niente da fare... la ricerca si fa ardua.
L'altro giorno, per esempio, preso da un attacco pesante di mestruo, dopo molte ore di lezione e stanco morto, pensavo a quanto mi stava sulle balle questo paese, privo di cultura del cibo (che non è vero), ed imprecavo pensando a tutte quelle cose meravigliose che fino a soli due anni fa potevo mangiare, senza preoccuparmi troppo del prezzo, con tutta quella scelta e varietà di buonissimo livello qualitativo.
Eh, questo anche a mente fredda, devo dire che è un problema che molti italiani devono affrontare una volta fuori casa, soprattutto se sono esigenti (io casco in questa categoria) anche dal punto di vista qualitativo del cibo.
Per fortuna, la frequenza del mio mestruo gastronomico è molto differente da quello comune femminile, ma per fortuna con l'abitudine diminuisce... mi spiego... passata la fase che ti va bene tutto perché sei nuovo del posto, inizi a studiare i supermercati, guardi cosa offrono, ovviamente guardi i prezzi e cominci a farti la tua esperienza sui nuovi prodotti del posto... e il mestruo comincia.
Dicevo... la frequenza... se all'inizio era un ciclo ogni spesa, adesso che non ci voglio più pensare è diminuito drasticamente.
A seguire, una mia critica esplicita ai supermercati di Balneario Camboriù (morta#ci loro!):
Punto 1 - Qualità
E' la nota più dolente, praticamente impossibile da far capire a chi non ha idea di cosa si tratti... i prodotti venduti nei mercati comuni sono per il 95% distribuiti dalle grandi aziende locali e multinazionali, molti dei quali sono delle marche più eticamente scorrette sul mercato.
Entri in un supermercato e noti un'infinità di prodotti che, pur essendo di marche diverse, sono tutti uguali, nessuna differenza l'uno dall'altro.
Le uniche gioie si possono avere nel reparto frutta, che, comunque, non soddisfano le aspettative, visto il paese così ricco di diversità in questo senso.
Punto 2 - Varietà
Come dicevo, entri nel corridoio degli inscatolati, e, per esempio, trovi 3 tipi di legumi e cereali, diciamo: fagioli, piselli e mais, basta... sono praticamente tutti dello stesso tipo, dimensione e stoccaggio... uno scaffale di 8-10 metri con solo questa fornitura.
Ma c#zzo, dico io, possibile che la gente non abbia voglia di mangiare altro!?
Punto 3 - Prezzi
Se qualcun altro mi viene a dire che la vita in Europa è cara gli taglio la lingua, e per fortuna molte persone stanno conoscendo di più l'estero e stanno capendo che esiste un'altra situazione... la vita è cara dal momento che tu guadagni con una moneta che non vale quasi una cippa e la porti in un paese con una moneta più cara, non ci vuole un genio.
Per cui dicevamo dei prezzi... se ci si limita a mangiare il classico arroz e feijão e poco altro va tutto bene, anche molti tipi di frutta hanno dei prezzi ragionevoli, il problema nasce dal momento in cui si vuol mangiare una carne di qualità superiore, dei buoni formaggi, degli affettati per non parlare del prosciutto o di bere un buon vino (anche se in questo caso le cose stanno cambiando).
Possiamo parlare della variazione dei costi dei prodotti quasi quotidiana, un giorno pago X per un litro di latte ed il giorno dopo lo pago il 25% in più.
Questo solo per quel che riguarda il cibo, non gli altri prodotti... perché i costi per delle semplici pile stilo o delle lamette per farsi la barba (p#rca pu##ana a pensarci mi torna il mestruo!!!) sono ridicoli.
Tutto ciò succede dove vivo io, non parlo di altri posti perché non li conosco, ma qui, questo è il prezzo da pagare quando si hanno altre abitudini gastronomiche.
Non penso che il Brasile non abbia cultura del cibo, ci sono molti piatti molto diversi tra loro e di alto livello. Perciò il problema (secondo me) è più evidente dove mi trovo io, o forse in altre zone remote del Brasile (dove immagino possa essere peggio).
10 ottobre 2012
Unemployee of the year
Dopo tanto tempo di ozio virtuale, e tanto lavoro reale, torno sul mio spazio pubblicando un progetto di un'amica, si chiama Liliana, e dopo circa sette mesi trascorsi a São Paulo ritorna in Italia con nuove esperienze, idee e proposte.
La passione per il design ci accomuna, per cui ci è voluto un attimo per coinvolgermi.
Di seguito trovate un riassunto del suo progetto, e se lo vorrete potrete aiutarla e votarla al seguente link: http://unhate.benetton.com/unemployee-of-the-year/community/4566-lilliana/profile
La passione per il design ci accomuna, per cui ci è voluto un attimo per coinvolgermi.
Di seguito trovate un riassunto del suo progetto, e se lo vorrete potrete aiutarla e votarla al seguente link: http://unhate.benetton.com/unemployee-of-the-year/community/4566-lilliana/profile
PLANTING IDEAS: FROM ITALY TO BRAZIL. AND VICE VERSA.
I have lived in Italy for 23 years. And in Brazil for less than one.
Italy is now facing many problems, economically, and not only. Still, I believe that it has a lot to share. I am not speaking about museums, art and tourist cities; not only at least. It’s what we have inside our eyes, and our hands. What is frequently called ‘ingegno italico’, that comes from our peculiar history: conquered by the most different cultures: Frankish, Germanic , Byzantine, Islamic, Norman, Ottoman empires. We have been adapting throughout the ages to all the kinds of cultures, building an ability to listen, and to dialogue. Our food, fashion, art, design, architecture is a result of a melting pot, concept born before the word itself.
When I think about Italy, I think about design, as a way of thinking. It sticks to real problems, not to fashion, reaching thousands of normal people. Design is not the shape of a object, but the process that starts from a need of the human body. That’s what happened with the wheel, the bicycles... and Nutella as well.
When I think about Brazil, far from stereotypes, I have in mind a place that is violently gigantic and hugely violent. Brazil is still a violent country. Not so much because of the physical violence between people - that is underground, and often only imagined. The violence is inside the city, in the rhythms, in the faces you do not recognize, in the mixture of races that keeps you off, and makes a stranger of yourself. Brazil teaches you to take a step back: in order to survive, you must suspend your judgement.
My idea is to link Italy and Brazil, using the Italian Design to develop Brazilian capabilities in companies, factories, creative industries, communication. In order to give the intellectual tools to grow in a healthy and conscious way. Brazilian artisans can learn from Italian designers how to come to a project, and think about a solution.
I propose to create both a physical and an online platform where Italian 'know how' can meet Brazilian investors and enterprises that now have financial availability, but not soft skills yet.
Design workshops, meetings, fairs, magazines with journalists from both countries, University courses. Talking with the manufacturers, artisans, but also entrepreneurs, managers. Build a dialogue, with a bridge of culture. It’s contamination.
And this can be done exploiting channels that already exist: like Benetton ones, and many other Italian firms that are already selling in Brazil.
Design is in the chair you are sit, is the bedroom you are sleeping in, is the plate you are eating. No magic, only culture: people walking, eating, dreaming, fighting, loving for thousand years. This enabled to understand a process, to have a line of thinking in the way to proceed.
That's a way to develop a country: let her think, approaching problems in a creative and conscious way.
Idea is the biggest revolution, And once it’s there, it grows.
Italy is now facing many problems, economically, and not only. Still, I believe that it has a lot to share. I am not speaking about museums, art and tourist cities; not only at least. It’s what we have inside our eyes, and our hands. What is frequently called ‘ingegno italico’, that comes from our peculiar history: conquered by the most different cultures: Frankish, Germanic , Byzantine, Islamic, Norman, Ottoman empires. We have been adapting throughout the ages to all the kinds of cultures, building an ability to listen, and to dialogue. Our food, fashion, art, design, architecture is a result of a melting pot, concept born before the word itself.
When I think about Italy, I think about design, as a way of thinking. It sticks to real problems, not to fashion, reaching thousands of normal people. Design is not the shape of a object, but the process that starts from a need of the human body. That’s what happened with the wheel, the bicycles... and Nutella as well.
When I think about Brazil, far from stereotypes, I have in mind a place that is violently gigantic and hugely violent. Brazil is still a violent country. Not so much because of the physical violence between people - that is underground, and often only imagined. The violence is inside the city, in the rhythms, in the faces you do not recognize, in the mixture of races that keeps you off, and makes a stranger of yourself. Brazil teaches you to take a step back: in order to survive, you must suspend your judgement.
My idea is to link Italy and Brazil, using the Italian Design to develop Brazilian capabilities in companies, factories, creative industries, communication. In order to give the intellectual tools to grow in a healthy and conscious way. Brazilian artisans can learn from Italian designers how to come to a project, and think about a solution.
I propose to create both a physical and an online platform where Italian 'know how' can meet Brazilian investors and enterprises that now have financial availability, but not soft skills yet.
Design workshops, meetings, fairs, magazines with journalists from both countries, University courses. Talking with the manufacturers, artisans, but also entrepreneurs, managers. Build a dialogue, with a bridge of culture. It’s contamination.
And this can be done exploiting channels that already exist: like Benetton ones, and many other Italian firms that are already selling in Brazil.
Design is in the chair you are sit, is the bedroom you are sleeping in, is the plate you are eating. No magic, only culture: people walking, eating, dreaming, fighting, loving for thousand years. This enabled to understand a process, to have a line of thinking in the way to proceed.
That's a way to develop a country: let her think, approaching problems in a creative and conscious way.
Idea is the biggest revolution, And once it’s there, it grows.
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