Tra vent' anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
Mark Twain


06 dicembre 2012

Obrigado Oscar

Un altro genio se n'è andato.
Oscar Niemeyer è stata la persona pubblica più importante di questo Brasile, il lato positivo, curioso e geniale di questa incredibile nazione.
Persona completa, umile e brillante, creatore di innumerevoli opere che includevano architettura, arte e umanità.

La sua vita è stata un lungo passaggio, un percorso durato 104 anni... per cui non possiamo piangerci addosso e ripeterci che "i migliori se ne vanno sempre per primi", lui ha smentito anche questo detto.

Sono molte le opere fantastiche, criticate e ammirate in tutto il mondo... ce ne sono tantissime meno conosciute e altrettanto grandiose, come la sede del partito comunista francese, una costruzione bellissima, e ci sono anche diverse opere in Italia, come la sede della Mondadori a Segrate, o il più recente auditorium di Ravello.

La notizia della sua morte era già pronta da tempo, negli ultimi mesi erano già state varie le volte che sui social network si leggeva della sua scomparsa, sembrava esserci un nutrito gruppo di avvoltoi pronti ad esibire le loro creazioni audio-visuali sul noto architetto, ricche di testimonianze cariche di pathos.
Ma d'altra parte questo... non fa più notizia.

Persone come Niemeyer meritano tutto il nostro rispetto ed ammirazione, il loro passaggio può essere un profondo insegnamento per tutti gli altri uomini, auguriamoci che ne nascano altri e che ci meraviglino come ha fatto il grande Niemeyer.

03 dicembre 2012

Ricchi e Poveri


Il biglietto da visita del Brasile è ancora in via di definizione, c'è chi pensa al Carnevale, alle splendide donne, al calcio, ai travestiti, alle favelas, alle spiagge, al samba, al boom economico... ognuno ha una sua visione del Brasile che non conosce, e il più delle volte è distorta, perché inconsapevole.
Io non ho un' immagine di questo paese che ne resuma rapidamente una caratteristica preponderante, probabilmente perché non sono più allo stadio iniziale di emigrante, e non ho più bisogno di darmi delle risposte a delle domande di poca importanza.
Una cosa che so è che le persone sono molto diverse tra loro, ed io ho le mie preferenze, che si chiamano persone umili.
BC sarà anche un mondo a sé stante, si dice di tutto di questa città, nel bene e nel male, ma io non posso fare paragoni con altre città brasiliane non avendo mai vissuto in altri luoghi, però dopo avere girato da timido turista posso dire che più il tempo passa e meno mi piacciono le classi "alte" della società locale, troppo false, opportuniste e prive di buon gusto al contrario di quanto loro stessi credono.
Lavorando in una scuola, poi, vedo di tutto: dai ragazzi "facili" a quelli "difficili", dai genitori responsabili a quelli più "fanatici" e fuori dal mondo, dalle persone stracolme di soldi a quelle che si fanno un c#lo così per sopravvivere... è ovvio che mi viene da pensare alle nostre difficoltà, di cittadini medi europei, abbiamo ancora molti buoni motivi per sorridere, persino in un periodo così difficile.

Qualche giorno fa c'è stata la consegna dei diplomi per gli studenti in conclusione di corso, è stata una cerimonia molto bella, carica di emozione, e diretta ad ognuno dei ragazzi, è stata proprio una bella serata.
Il giorno dopo, ancora sulle ali dell'entusiasmo e un pò intontiti dallo spumante, è stato davvero bello vedere i frutti di quelle ore vissute insieme a certe persone che avevano partecipato alla cerimonia, c'era un coinvolgimento diverso, più umano, soprattutto con le persone più "accessibili", quelli con cui puoi comunque scherzare di tutto ad ogni ora del giorno.
Una di queste persone mi ha veramente incantato con la storia della sua vita, che è la vita di tantissimi brasiliani, fatta di difficoltà reali, a noi spesso sconosciute.
Lei ha avuto due figli quando era ancora adolescente, e il marito non l'ha aiutata granché sin dall'inizio, per poi lasciarla sola per andarsene con un' altra donna.
La storia in sé non è diversa da tante altre già sentite, ma quello che mi affascina è l'orgoglio della vittoria che queste persone provano ogni giorno agli altri e a loro stessi, una forza che vedo in poche persone che conosco, me per primo.
Ci sono persone che possono veramente darci molto, soprattutto quando pensiamo che non abbiano nulla di ché di interessante.
Anche per questo non mi pentirò mai della mia scelta di allontanarmi dal "giardino di casa".

27 novembre 2012

Brasile e Italia, questione di naso

Checché se ne dica, sono mille i motivi che mi rendono orgoglioso del mio paese, anche se ammetto che la maggior parte di questi sono legati ad un passato.
Ci sono comunque, ancor oggi, alcuni popoli che hanno una visione molto positiva del nostro stivale, tra i quali c'è proprio il popolo brasiliano.

Il brasileiro "medio" del sud, e se volete dico anche di Santa Catarina per non allargarmi troppo, è molto incuriosito ed affascinato dal "mondo" Italia, per tutto quello che ha sempre sentito dire dai media e, ancor più, dai parenti emigrati in queste terre.
Chiedete a qualsiasi persona incontrata per strada da queste parti: "cosa sai dell'Italia?" e loro, dopo la classica parolaccia o addirittura una bestemmia immemorabile (ereditata dai cari vecchi nonnetti), vi diranno cose per lo più belle del nostro paese, e a mio avviso non sono così lontani dall' avere ragione, anzi, se togliamo l'immondizia insediatasi ormai da sempre nella nostra società, troviamo innumerevoli cose positive che appartengono al nostro territorio.

La scuola è poi un luogo fantastico dove impararne sempre una nuova, i miei alunni, infatti, sono fantastici.
Mi danno sempre mille spunti per riflettere sul nostro modo di essere, ovviamente ci sono mille luoghi comuni, come dappertutto, ma ci sono anche delle osservazioni anche semplici che mi lasciano curioso tipo: "perché gli italiani hanno il naso grande?"... all'inizio dicevo "ma che minc#@a dici!?"... poi ci penso bene e, a parte qualche nasino da figh#tta, non possiamo negare che abbiamo tutti una certa importanza "nasale" (me incluso).
Allora mi chiedo, ma se molti di "questi qua" sono discendenti italici, come mai hanno quasi tutti un nasino da figh#tta!? Perché a parte qualche raro caso di gigantismo nasale e quella percentuale medio-bassa di nasi rifatti, sia uomini che donne hanno dei nasi per noi "ridicoli"... sarà mai che il mix culturale smussa gli angoli!?
Se fosse così dovrei dirlo ai miei amici reggiani (scusate, questa la capiamo in pochi).

Tralasciando il fattore estetico, il brasiliano medio è molto simile all'italiano medio, gran voglia di comunicare, di stare in compagnia, lasciare tutto per dopo, e molto simile anche nei modi di fare il furbo, persino nell'essere tamarro... assisto quotidianamente a delle situazioni che spesso dico... "noooooo, che tamarro!!!" poi ci penso un secondo e mi rendo conto che è come se fossi ancora in Italia.

Ci sono ancora tanti lati diversi che ci contraddistinguono, certi caratteri brasiliani dai quali potremmo imparare e quelli dove, invece ,possiamo dire la nostra... ma la differenza è quello che ci rende perfetti, unici, oggigiorno di cloni se ne vedono anche troppi.


Se volete godervi una delle tante meraviglie d'Italia, guardatevi questo bellissimo video su Matera:

12 novembre 2012

Appesi ad un filo

Sebbene mi trovi a tanti km da casa cerco di rimanere informato, quando posso, su quello che accade da quelle parti.
Non posso comunque fare a meno di provare ad entrare negli "schemi" del paese che mi ospita, capire di più di politica, di economia, oltre che del popolo, e di tutto ciò che mi accade attorno, accendo il computer, leggo (almeno) le prime pagine dei giornali online, arrivo a scuola 5 minuti prima per leggere i titoli dei quotidiani locali.
Vivendo in un paese che vive molti problemi analoghi a quelli italiani, spesso, quando leggo notizie di corruzione o problemi burocratici, mi limito ai grandi titoli e non vado oltre, sono troppo abituato a questo tipo di notizie.

E' difficile per me accettare quanto stia succedendo al nostro paese, e il fatto di essere qui non mi fa sentire meglio, anzi, spesso è peggio sentire che la barca affonda senza che tu non possa fare niente, è molto frustrante.
Ho scritto diverse volte che non sopporto il modo di fare italiano, in merito alle lamentele e al pessimismo cronico, ma non dico questo perché non credo che ci siano dei buoni motivi per esserlo, soprattutto oggigiorno, ma più che altro perché credo di sentire sempre gli stessi discorsi dalla metà degli anni novanta... così come da quando ho cominciato a lavorare... sempre la stessa frase: "c'è la crisi!".
Non starò a dire cosa penso del governo perché non direi nulla di nuovo da quello che pensano in molti, anche se a dire il vero, vivendo qua, non mi fido molto di quello che leggo e non mi sento in grado di giudicare l'operato di questi ultimi "grandi" tecnici.
Quello che sento sono gli amici, la famiglia, le persone che viaggiano da quelle parti, insieme a quello che ho visto io negli ultimi anni vissuti in Italia... e tutto ciò mi porta ad un' ovvia visione negativa, e, soprattutto ad una rabbia incommensurabile, contro una classe di dirigenti raccapricciante ed ignorante, che non rappresenta per niente il paese che sta conducendo (o forse solo la sua storia).

Non voglio fare politica, è una delle cose che insieme al calcio mi ero promesso di non fare entrare in questo blog, ma quando penso all'Italia (e soprattutto in questo periodo) sento molta paura, non riesco a vedere un'uscita.
L'Italia sta cercando di non affogare nel bagno di me##a che si è preparata negli ultimi 20-25 anni, grazie a tutta questa banda di poveretti che da decenni decide con aria saccente il nostro destino, senza mai rispondere alle domande della gente comune.

Ed oggi siamo messi così, le persone si impiccano o si danno fuoco, le aziende chiudono una dopo l'altra, e noi pensiamo che attraverso nuove restrizioni riusciamo a rimettere in sesto questo stivale bucato con un aspetto ormai del tutto fuori moda.
Abbiamo bisogno di dare una regolata a questo sistema, è vero che troppa gente si fa i fatti suoi a spese di chi invece è diligente, ma non possiamo pensare che l'unica soluzione popolare da prendere in considerazione sia di stampo matematico, noi non viviamo di soli numeri, ci dimentichiamo troppo spesso che le persone sono strettamente legate al pianeta terra e non solo al pianeta denaro... le persone necessitano di un sorriso, di un contatto umano, di comprensione, e dovrebbero essere considerate anche delle soluzioni atte a migliorare la salute e la tranquillità per un paese più sicuro... non possiamo accettare la paura di uscire di casa, o addirittura che nemmeno questa sia più sicura... non possiamo permettere che orde di persone (il più delle volte più ricca di noi) ci vengano in casa e ci fot##no anche quell' ultimo appiglio che abbiamo nella vita.
Io capisco un paese come il Brasile dove ci sono dei poveracci che non hanno avuto nulla dalla vita, che ti assaltano per potersi comprare qualcosa da mangiare, ma non posso accettare che della gente venuta da chissà dove e con i soldi in tasca faccia il suo volere in questo modo... e non possiamo difenderci perché il valore di un lazzarone è più alto di un onesto cittadino.

Me lo sento ripetere sempre più spesso, siamo vicini all'esplosione di una "grande bomba", e oggi come oggi non so più se sia giusta o sbagliata questo tipo di reazione... ma non dico altro, non so se veramente ci sia ancora una libertà di espressione.

In fondo... basterebbe un pò più di umanità, chi è disperato non sente solo la mancanza del posto di lavoro, sente la tensione attorno a se, il fatto di non avere nessuno che lo ascolti... il nervosismo ci sta completamente corrodendo... entriamo in ascensore infastiditi perché non abbiamo voglia di salutare il vicino, ci troviamo in macchina al semaforo volendo fare a pezzi chi ci ostacola nel tornare a casa per cena... facciamo la collezione di amici su facebook, tutti ci fanno gli auguri, ci sentiamo popolari per 5 minuti, ma quasi nessuno si presenta a farci gli auguri di persona, è già un miracolo se qualcuno ci telefona.

L'Italia rimane il paese fantastico per coloro che non lo vivono, e per i suoi figli soltanto un paradiso dismesso.

29 ottobre 2012

Mestruazioni gastronomiche

Sono passati più di due anni e man mano che il tempo passa non ci si sente più così lontani come all'inizio, la nostra volontà, il paesaggio e la gente ti aiutano nell'integrazione.
Le cose a cui si è abituati, ovviamente quelle positive, continuano a mancare più o meno tutte, e spesso capita di ripensare al proprio paese vedendone gli aspetti positivi e molto meno quelli negativi.
Il primo anno vissuto qui è stato non privo di difficoltà sotto vari aspetti, in primis per  degli ovvi motivi di adattamento al luogo e al pensare comune, poi anche per un infortunio avuto durante un'amichevole (disputata come una finale di coppa del mondo) che mi ha tenuto fermo da ogni genere di attività fisica a me gradita (pinacolo a parte), e così una volta ristabilito, ho deciso di ricominciare da zero e di rimettere in sesto la mia alimentazione.
Da un anno e mezzo ho cambiato il mio modo di alimentarmi, mangiando dalle 5 alle 6 volte al giorno, porzioni normali, cercando di non esagerare con i cibi inutili e immettendo un'equilibrata varietà di nutrienti.
Devo dire che funziona, mi sento molto meglio sia fisicamente che emozionalmente.
Tutto questo mangiare però ha i suoi ostacoli, perché, se è vero che mi impegno a variare la dieta, alla lunga comunque i cibi sono sempre quelli, se poi ci metti che non sono più in Italia (non me ne vogliano i lettori stranieri) non c'è niente da fare... la ricerca si fa ardua.
L'altro giorno, per esempio, preso da un attacco pesante di mestruo, dopo molte ore di lezione e stanco morto, pensavo a quanto mi stava sulle balle questo paese, privo di cultura del cibo (che non è vero), ed imprecavo pensando a tutte quelle cose meravigliose che fino a soli due anni fa potevo mangiare, senza preoccuparmi troppo del prezzo, con tutta quella scelta e varietà di buonissimo livello qualitativo.
Eh, questo anche a mente fredda, devo dire che è un problema che molti italiani devono affrontare una volta fuori casa, soprattutto se sono esigenti (io casco in questa categoria) anche dal punto di vista qualitativo del cibo.
Per fortuna, la frequenza del mio mestruo gastronomico è molto differente da quello comune femminile, ma per fortuna con l'abitudine diminuisce... mi spiego... passata la fase che ti va bene tutto perché sei nuovo del posto, inizi a studiare i supermercati, guardi cosa offrono, ovviamente guardi i prezzi e cominci a farti la tua esperienza sui nuovi prodotti del posto... e il mestruo comincia.
Dicevo... la frequenza... se all'inizio era un ciclo ogni spesa, adesso che non ci voglio più pensare è diminuito drasticamente.

A seguire, una mia critica esplicita ai supermercati di Balneario Camboriù (morta#ci loro!):

Punto 1 - Qualità
E' la nota più dolente, praticamente impossibile da far capire a chi non ha idea di cosa si tratti... i prodotti venduti nei mercati comuni sono per il 95% distribuiti dalle grandi aziende locali e multinazionali, molti dei quali sono delle marche più eticamente scorrette sul mercato.
Entri in un supermercato e noti un'infinità di prodotti che, pur essendo di marche diverse, sono tutti uguali, nessuna differenza l'uno dall'altro.
Le uniche gioie si possono avere nel reparto frutta, che, comunque, non soddisfano le aspettative, visto il paese così ricco di diversità in questo senso.

Punto 2 - Varietà
Come dicevo, entri nel corridoio degli inscatolati, e, per esempio, trovi 3 tipi di legumi e cereali, diciamo: fagioli, piselli e mais, basta... sono praticamente tutti dello stesso tipo, dimensione e stoccaggio... uno scaffale di 8-10 metri con solo questa fornitura.
Ma c#zzo, dico io, possibile che la gente non abbia voglia di mangiare altro!?

Punto 3 - Prezzi
Se qualcun altro mi viene a dire che la vita in Europa è cara gli taglio la lingua, e per fortuna molte persone stanno conoscendo di più l'estero e stanno capendo che esiste un'altra situazione... la vita è cara dal momento che tu guadagni con una moneta che non vale quasi una cippa e la porti in un paese con una moneta più cara, non ci vuole un genio.
Per cui dicevamo dei prezzi... se ci si limita a mangiare il classico arroz e feijão e poco altro va tutto bene, anche molti tipi di frutta hanno dei prezzi ragionevoli, il problema nasce dal momento in cui si vuol mangiare una carne di qualità superiore, dei buoni formaggi, degli affettati per non parlare del prosciutto o di bere un buon vino (anche se in questo caso le cose stanno cambiando).
Possiamo parlare della variazione dei costi dei prodotti quasi quotidiana, un giorno pago X per un litro di latte ed il giorno dopo lo pago il 25% in più.
Questo solo per quel che riguarda il cibo, non gli altri prodotti... perché i costi per delle semplici pile stilo o delle lamette per farsi la barba (p#rca pu##ana a pensarci mi torna il mestruo!!!) sono ridicoli.
Tutto ciò succede dove vivo io, non parlo di altri posti perché non li conosco, ma qui, questo è il prezzo da pagare quando si hanno altre abitudini gastronomiche.

Non penso che il Brasile non abbia cultura del cibo, ci sono molti piatti molto diversi tra loro e di alto livello. Perciò il problema (secondo me) è più evidente dove mi trovo io,  o forse in altre zone remote del Brasile (dove immagino possa essere peggio).

Ad ogni modo il mio è sempre e solo un punto di vista, condivisibile o meno.

10 ottobre 2012

Unemployee of the year

Dopo tanto tempo di ozio virtuale, e tanto lavoro reale, torno sul mio spazio pubblicando un progetto di un'amica, si chiama Liliana, e dopo circa sette mesi trascorsi a São Paulo ritorna in Italia con nuove esperienze, idee e proposte.
La passione per il design ci accomuna, per cui ci è voluto un attimo per coinvolgermi.
Di seguito trovate un riassunto del suo progetto, e se lo vorrete potrete aiutarla e votarla al seguente link: http://unhate.benetton.com/unemployee-of-the-year/community/4566-lilliana/profile


PLANTING IDEAS: FROM ITALY TO BRAZIL. AND VICE VERSA.
I have lived in Italy for 23 years. And in Brazil for less than one.
Italy is now facing many problems, economically, and not only. Still, I believe that it has a lot to share. I am not speaking about museums, art and tourist cities; not only at least. It’s what we have inside our eyes, and our hands. What is frequently called ‘ingegno italico’, that comes from our peculiar history: conquered by the most different cultures: Frankish, Germanic , Byzantine, Islamic, Norman, Ottoman empires. We have been adapting throughout the ages to all the kinds of cultures, building an ability to listen, and to dialogue. Our food, fashion, art, design, architecture is a result of a melting pot, concept born before the word itself.

When I think about Italy, I think about design, as a way of thinking. It sticks to real problems, not to fashion, reaching thousands of normal people. Design is not the shape of a object, but the process that starts from a need of the human body. That’s what happened with the wheel, the bicycles... and Nutella as well.
When I think about Brazil, far from stereotypes, I have in mind a place that is violently gigantic and hugely violent. Brazil is still a violent country. Not so much because of the physical violence between people - that is underground, and often only imagined. The violence is inside the city, in the rhythms, in the faces you do not recognize, in the mixture of races that keeps you off, and makes a stranger of yourself. Brazil teaches you to take a step back: in order to survive, you must suspend your judgement.

My idea is to link Italy and Brazil, using the Italian Design to develop Brazilian capabilities in companies, factories, creative industries, communication. In order to give the intellectual tools to grow in a healthy and conscious way. Brazilian artisans can learn from Italian designers how to come to a project, and think about a solution.
I propose to create both a physical and an online platform where Italian 'know how' can meet Brazilian investors and enterprises that now have financial availability, but not soft skills yet.
Design workshops, meetings, fairs, magazines with journalists from both countries, University courses. Talking with the manufacturers, artisans, but also entrepreneurs, managers. Build a dialogue, with a bridge of culture. It’s contamination.
And this can be done exploiting channels that already exist: like Benetton ones, and many other Italian firms that are already selling in Brazil.

Design is in the chair you are sit, is the bedroom you are sleeping in, is the plate you are eating. No magic, only culture: people walking, eating, dreaming, fighting, loving for thousand years. This enabled to understand a process, to have a line of thinking in the way to proceed.
That's a way to develop a country: let her think, approaching problems in a creative and conscious way.

Idea is the biggest revolution, And once it’s there, it grows.

03 settembre 2012

Tempo di balene

Di questi tempi sono piuttosto occupato e la mia tempestività nello scrivere e postare è pessima.
La foto allegata mostra Davide, un amico italiano che è venuto per circa 3 settimane di ferie, e le balene (qui purtroppo se ne vede solo una)... come si può vedere non è poi così difficile imbattersi in queste meraviglie.
La prima volta è stata due anni fa... una situazione un pò più organizzata, nel senso che siamo partiti due giorni con principale obiettivo quello dell'avvistamento, per cui la mattina presto eravamo in mare, in escursione con una barchetta e spettacolo altamente suggestivo.
Questa volta l'atmosfera era quella dell'escursione dell'ultima ora, balene sì, ma anche tanti altri luoghi interessanti da vedere e da presentare al mio "ospite"... ma senza stress.
Così siamo arrivati "lunghi" per prendere la barca, ma liberi da paranoie (anche perché abbiamo risparmiato un centinaio di R$ a testa!) abbiamo optato per andare nella prima spiaggia che ci ispirava, e al grido "Abbalena ridacce Pinocchio!"... Lei, se n' è uscita con una pinna, a poche centinaia di metri da noi.
Dicono che ci voglia un pò di fortuna, anche perché, sebbene quest'anno ne siano state avvistate oltre 100 in poco più di un mese, le bestiole non stanno certo lì ad aspettare che la gente arrivi in spiaggia... e insomma, anche questa volta missione compiuta e balene avvistate.
Erano due, madre e piccolo, ad un centinaio di metri se non meno dalla riva, e assolutamente indisturbate hanno fatto avanti e indietro per i calmi fondali marini della cittadina di Garopaba (sud di Florianopolis).
La prima volta non si scorda mai, e la seconda non è da meno, e, visto l'importanza dell'animale e la leggerezza in contrasto con la sua imponente mole, sarà davvero difficile dimenticare momenti così.
Tutto ciò è avvenuto circa 10 giorni fa, ci ho messo un pò... non me ne vogliate.

13 agosto 2012

Fuori casa

"Oh montanaro! Ma dove sei finito!?"
"Ma come... sono sempre qua!"
"Beh ma non scrivi più come una volta, hai tolto persino il tuo profilo di FB!!!"
"E cosa vuol dire questo?"

Da quando sono partito qualcosa è cambiato, pian piano io sono cambiato, le mie pretese, se da una parte sono aumentate, da un altro sono solo un ricordo, ma far capire a chi è "fermo" cosa vuol dire la parola esigenza è sempre più difficile.
Si parte per un motivo non sempre ben chiaro, chi ha dei problemi e "scappa", e chi invece è semplicemente stanco ed ha bisogno di cambiare.
Poi si arriva nel posto sconosciuto, si incontrano le cose belle che ci fanno sorridere, le cose negative che ci fanno ricordare quanto sia bella casa nostra, e a forza di battere la testa contro il quotidiano ci si modella, si cresce.
A volte penso di tornare a casa, a dire il vero molte volte, e sicuramente un giorno vorrò tornare a vivere nelle mie montagne, ma negli ultimi tempi se penso all'eventualità di un rientro una parte di me è felice, l' altra ne è terrorizzata.
L' Italia, o meglio, gli italiani, non sono probabilmente più quelli di un tempo, che poi per uno della mia età e con la mia poca esperienza è persino difficile da dire, visto che ho vissuto solo in alcune cittadine e paeselli del modenese e del reggiano.
Quello che mi spaventa di più è il pessimismo cronico che ci affligge, quell'ansia da x motivi che ci porta ad un'aggressività che sta diventando il nostro marchio di fabbrica.
Si dice "Chi va con lo zoppo impara a zoppicare", giusto?
Lo sappiamo tutti, il sorriso della gente che ci circonda ci fa stare bene, mentre chi ci piange attorno ci tira giù. Andiamo in viaggio in un paese del terzo mondo e torniamo a casa e ci diciamo "...e sorridono sempre eh! Muoiono di fame e sorridono lo stesso!".
Quindi il problema dov'è? E' del pianeta o delle persone che lo abitano?
E visto che sappiamo tutti che il problema siamo noi, perché dobbiamo pensare che sia tutto troppo difficile e che la nostra situazione sia più difficile di quella degli altri?
Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che continuano a scrivermi (e li ringrazio) chiedendomi quando è ora di andare via:
è sempre il momento giusto per conoscere, dobbiamo solo imparare a sentire cosa ci fa stare meglio e dove dobbiamo migliorare per essere felici, ed allontanare quelle maledette paure che ci impediscono di stare in mezzo agli altri o, al contrario, da soli. Se non tutto, molto dipende da noi, se siamo in grado di smontare quella rigida corrazza che abbiamo messo a nostra protezione e riconoscere che c'è sempre da imparare siamo già a cavallo, in fondo siamo tutti molto simili al mondo, con un gran bisogno di stare in pace e vivere serenamente la nostra vita.

Per quel poco che ho visto, quello che succede a me, e anche ad altre persone conosciute in giro in questi anni, è che con il tempo non è più solo una questione di trovare il posto perfetto con il lavoro ben remunerato ecc, ma diventa piuttosto una caccia al tesoro, dove lo scrigno segreto è il saper godere dei rumori e dei silenzi di un posto nuovo, laddove possiamo imparare qualcosa in più dagli altri e fermare quel preciso istante che stiamo vivendo e "stampare" la fotografia di quell' attimo, che riconosceremo per sempre come unico perché goduto davvero, in quel momento, senza dover aspettare che il presente diventi passato.

Poi ci saranno delle persone che ti deluderanno, ma saranno sempre meno di quelle che ti daranno qualcosa di buono, e quando si ha voglia di cambiare si tratterà semplicemente di rimettersi a camminare verso una nuova direzione.

08 agosto 2012

Se viaggiare è una possibilità

Nel bel mezzo dell' inverno si ha sempre il tempo di fare una scappata al mare, e pure di prendere un bel sole caldo, e quest' inverno sembra volersi distinguere dagli altri, temperature da accettabili ad "alte" e belle giornate di sole, speriamo che continui così.
Con il blog sto diventando veramente irregolare, un pò come il mio quotidiano, e questo non vuole dire che sia un male, se c'è una cosa che non mi manca è la routine... dovrebbero indicarla come malattia pericolosa.
Proverò a ridurre in poche parole quanto è successo nelle ultime settimane:
- terminate le lezioni del primo semestre + le lezioni dei corsi intensivi + il mio corso d'inglese + quello di tedesco;
- fatta una settimana al servizio di un' impresa di costruzioni nel settore marketing;
- fatti esami per spalla dolorante, con conseguente inizio di fisioterapia mattutina;
- mac andato a ramengo ma poi tornato;
- conosciute persone interessanti, magari anche per fini lavorativi;
- ricominciato semestre da prof e da studente (ma per ora solo d' inglese).

Quando si viaggia bisogna essere aperti e ricettivi, se emettiamo buone vibrazioni il mondo farà il possibile per restituircele, e si riflette su tutto il quotidiano.
Di bello c'è che il popolo brasiliano ha molta voglia di comunicare, è difficile non avere nessuno con cui parlare, solo oggi (che ero in ca##eggio) mi sarò fermato a parlare per strada almeno 3 volte con sconosciuti e senti che se ti sai "vendere" bene (e ti piace farlo) hai delle possibilità.
POSSIBILITA'... speriamo che un giorno questa parola torni ad essere di uso comune anche nel mio amato paese.

Vi "lascio" con questo video fantastico dedicatomi da un amico italiano che vive in Brasile, enjoy!

18 luglio 2012

Inverno catarinense

Inverno è sempre, o quasi, sinonimo di freddo, tempo ostile e dove si può... vin brulé, che delizia!
Santa Catarina, penultimo stato in fondo al Brasile, oltre alle sue bellezze naturalistiche quali spiagge, altipiani e canion, in questo periodo si distacca per avere l'onore di ospitare un fenomeno sempre più raro di questi tempi: la migrazione della balena franca.
Le coste meridionali del Brasile si trasformano ogni anno, per una durata indicativa di 4 mesi, nella più grande incubatrice del mondo, vengono messi al mondo i "piccoli" in queste calme acque, più lontane, così, dagli attacchi letali di squali ed orche.
Sono stati fatti diversi studi per comprendere il motivo di questa attraversata mondiale... ovvero perché questa specie di balena scelga proprio le "nostre" coste per mettere al mondo il loro bene più prezioso.
L' unico modo per saperlo sarebbe contrattare Dory e chiederle di aiutarci a tradurre il balenese, ma gli studiosi sono arrivati a concludere che sia la conformazione fondale marino, a permettere una maggiore traquillità, oltre all' assenza di quei predatori, come gli squali che minaccerebbero la vita di questi imponenti esseri viventi.

Lo sfondo del blog è solo un omaggio a questi fantastici animali.